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Riforma del Terzo Settore: il 2026 segna la fine delle Onlus tradizionali


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Il 1 gennaio 2026 segnerà un cambiamento significativo per le organizzazioni non lucrative in Italia. Dopo otto anni di attesa dalla prima legge delega del 2016, il Governo Meloni ha avviato una riforma del Terzo Settore che porterà a una nuova era per le Onlus. Questa riforma prevede l’introduzione di nuovi regimi fiscali per oltre 17mila enti e imprese che operano senza scopo di lucro, modificando radicalmente il panorama attuale.

La lettera della Commissione Europea e le novità fiscali

All’inizio di marzo, la Commissione Europea ha comunicato all’Italia l’approvazione finale della riforma fiscale per il Terzo Settore. Un aspetto cruciale di questa riforma è che le agevolazioni fiscali per gli Enti del Terzo Settore non saranno considerate aiuti di Stato, il che significa che potranno essere accettate dall’Unione Europea. Questo cambiamento è fondamentale per garantire un supporto adeguato agli enti che operano in questo settore. Inoltre, si prevedono novità significative per i titoli di solidarietà, destinati a stimolare gli investimenti esterni nelle imprese del Terzo Settore.

La riforma, attesa da anni, rappresenta un’opportunità per rinnovare il settore e per gli enti di adattarsi a un contesto normativo più favorevole. La transizione verso i nuovi regimi fiscali, che entreranno in vigore nel 2026, implica che le Onlus dovranno abbandonare la loro attuale qualifica e scegliere se iscriversi nel Registro Unico del Terzo Settore o trasferire il patrimonio accumulato a un ente con finalità simili. Questa decisione dovrà essere presa entro il 31 marzo 2026, come indicato dalla portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, Vanessa Pallucchi.

Le scelte per gli enti del Terzo Settore

Con l’entrata in vigore della riforma, gli enti non-profit dovranno affrontare una scelta cruciale: iscriversi nel Registro Unico del Terzo Settore o devolvere il loro patrimonio a un ente simile. Questa decisione rappresenta un passaggio fondamentale per gli oltre 17.462 enti coinvolti, che dovranno adattarsi a un nuovo contesto normativo. La riforma offre l’opportunità di concorrere in modo più efficace per realizzare l’interesse generale della comunità, senza che le agevolazioni fiscali siano considerate aiuti di Stato in ambito europeo.

Tuttavia, permangono alcune incertezze che l’Agenzia delle Entrate dovrà chiarire prima dell’approvazione definitiva della riforma. In particolare, sarà necessario stabilire come calcolare in modo corretto il rapporto tra costi e ricavi delle attività svolte dagli ETS. Un altro punto critico riguarda l’aliquota IVA per le Onlus, che dovranno trasformarsi in nuove imprese sociali. La portavoce del Terzo Settore ha sottolineato l’importanza di modificare la normativa per evitare l’applicazione dell’aliquota al 22% su alcune prestazioni.

Settori coinvolti e impatti attesi

La riforma del Terzo Settore avrà un impatto significativo su vari settori, in particolare su quelli legati all’educazione, all’assistenza alle famiglie e alla sanità. Enti come case di riposo, parrocchie, Ong e comitati della Croce Rossa, così come la Caritas e altre organizzazioni di solidarietà, saranno direttamente coinvolti. Secondo le anticipazioni, molti di questi enti potrebbero trovare naturale iscriversi al Registro Unico, dopo aver atteso chiarimenti sulla situazione fiscale.

La coordinatrice del tavolo del Forum, Monica Poletto, ha evidenziato l’importanza dei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, che rappresentano l’ultimo passo prima del via libera alla riforma. Attualmente, il regime fiscale delle Onlus è molto vantaggioso per diverse attività, con alcune Regioni, come la Lombardia, che prevedono esenzioni dall’IRAP. È quindi fondamentale comprendere come l’erario gestirà le esenzioni e il nuovo regime fiscale, poiché questa riforma rappresenta un’opportunità storica per gli enti del Terzo Settore di operare in un contesto più chiaro e favorevole.

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