novità dal 3 aprile 2025


  • Il settore delle criptovalute può apparire un campo minato, ma fa parte della quotidianità anche di piccoli investitori, come nelle attività di trading.
  • Grazie ai nuovi regolamenti UE sulle criptovalute, il mercato avrà una maggiore sicurezza e stabilità, favorendo l’accesso al grande pubblico e il conseguente aumento delle transazioni.
  • Le nuove disposizioni non impattano direttamente sulla fiscalità italiana, ma ci saranno a ogni modo effetti indiretti.

L’approfondimento odierno riguarda le criptovalute e le nuove regole che, a partire dal 3 aprile 2025, entreranno in vigore in UE. Ne parliamo con Giovanni Emmi, dottore commercialista del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, esperto di normative e fiscalità in area cripto.

Cominciamo, prima di commentare l’attualità, con una breve panoramica sul settore delle criptovalute. Interpretando probabilmente il pensiero di molti, si tratta di un campo che può apparire, a un primo sguardo, minato ma che comunemente fa parte della quotidianità anche di piccoli investitori, come per le attività di trading .

Nel dettaglio, come funziona il sistema delle criptovalute, quali sono le novità introdotte dai nuovi regolamenti UE e quali saranno i vantaggi, e l’impatto sul futuro, di queste disposizioni sulle cripto-attività.

Come funziona il sistema delle criptovalute

Trattando di criptovalute, la prima associazione mentale che a molti sopraggiunge è quella del trading in bitcoin. In realtà, il bitcoin è “solo” la prima criptovaluta messa sul mercato nel 2008, ma a oggi se ne contano più di 10 mila.

Si tratta di monete digitali che esistono solo online, per facilitare l’utilizzo e lo scambio di pagamenti in tutto il mondo, in un’unica valuta universale, oppure da mantenere in forma d’investimento.

L’idea iniziale era quella di uscire al di fuori del controllo delle banche e dei governi, creando una moneta virtuale “super partes” da utilizzare per le varie transazioni da effettuare online.

Le criptovalute si utilizzano all’interno di una rete chiamata blockchain, che è gestita tra pari (P2P ovvero peer-to-peer) e che quindi risulta decentralizzata e in un raggio d’azione al di fuori del controllo di ogni autorità centrale.

Dal momento che non c’è una Banca Centrale a garanzia o controllo del denaro, le transazioni avvengono nella più totale volatilità dei mercati, portando con sé non solo un’instabilità nel valore della criptovaluta in proprio possesso e nell’oscillazione dei prezzi, ma anche una vera e propria nebulosa sul tipo di operazioni effettuate all’interno della rete. Motivo per cui la materia è oggi sempre più regolamentata. 

Regolamento europeo criptovalute: cosa sapere

Quello delle criptovalute oggi è un settore che possiamo definire emergente e attualmente in rapida crescita, ma fino a questo momento anche pressoché privo di regolamentazione. Perché? Giovanni Emmi ci dà qualche delucidazione al riguardo:

“Il fenomeno delle criptovalute è nato ed ha seguito il suo andamento fisiologico, fino a scontrarsi con alcune criticità o abusi. Come accade dai tempi del diritto romano, prima ci si scontra con un problema e poi si va in cerca di una soluzione. E ora anche per le criptovalute è così.”

Non è possibile immaginare a priori tutti i possibili risvolti di alcune attività o gli scenari futuri e regolamentarli in “via preventiva”, per così dire. Quindi, seguendo il naturale andamento delle cose, anche il mercato delle criptovalute ha visto emergere dapprima delle problematiche, da cui scaturisce ora la necessità di una regolamentazione.

Questo è già avvenuto nell’ambito del MICA del 20241, il regolamento europeo sulle cripto-attività, che rappresenta l’attesa quanto necessaria cornice giuridica che disciplina questo mondo, cercando di sostenere la spinta verso l’innovazione ma nel massimo rispetto nei confronti della protezione e dei diritti dei consumatori.

I nuovi regolamenti UE 2025 per le criptovalute

Cosa cambia ora per le criptovalute in Europa, con l’introduzione di due nuovi regolamenti UE ufficialmente in vigore dal 3 aprile 2025? Quali le differenze tra i due e i vantaggi per gli operatori del settore?

Prosegue il dottor Emmi:

“L’obiettivo è rendere questo mercato più appetibile ai consumatori, agli utenti e ai trader non professionali e per fare questo si deve garantire maggiore trasparenza. Questi regolamenti non vanno visti in modo restrittivo, a mio avviso, al contrario come una regolamentazione che dà maggiori garanzie a chi si approccia a questo sistema.”

I regolamenti UE 2025 sulle criptovalute che entrano in vigore all’interno della comunità europea sono due.

1. Regolamento delegato UE 2025/416: rendere trasparente la transazione

L’obiettivo di tale disposizione è disciplinare e regolamentare l’inserimento tecnico delle informazioni all’interno del cosiddetto book di negoziazione, per rendere le transazioni il più trasparenti possibile.

Tale regolamento presenta una serie di informazioni tecniche, con l’obbligo di osservanza di standard precisi per le archiviazioni, in merito ai dati temporali da inserire e ciò che bisogna includere nelle informazioni, per renderle intelligibili a tutti gli operatori della comunità europea.

La disciplina del regolamento 416 infatti analizza il tema da un punto di vista molto tecnico, che riguarda essenzialmente le modalità di conservazione degli ordini nel book di negoziazione.

Sono due gli aspetti fondamentali, contemplati dal regolamento UE 2025/416 sulle criptovalute: l’identificazione dei partecipanti e dei responsabili delle decisioni sugli ordini:

“In passato, la possibilità di trasferire bitcoin era anche anonima e ora, in nome della trasparenza, questi meccanismi vengono cassati, perché prima esistevano in quanto non espressamente vietati. Il ragionamento è questo: non c’erano le regole e quindi posso farlo perché nessuno me lo vieta. Non sto violando una norma. Ora invece le regole sono precise.”

Altro aspetto importante: oltre ai partecipanti, anche i responsabili delle decisioni sugli ordini vanno identificati in modo preciso, in caso di persone oppure di algoritmi che prendono la decisione di un investimento.

La normativa mira dunque a prevenire gli abusi di mercato che si sono verificati in passato (wash trading, spoofing, arbitraggio), identificando gli operatori e rendendo più trasparenti le transazioni.

2. Regolamento delegato UE 2025/417: rendere trasparente la piattaforma

Il secondo regolamento UE sulle criptovalute, a breve in vigore, persegue un obiettivo diverso, ovvero quello di rendere trasparenti le piattaforme di negoziazione. Entrambi i regolamenti vanno in un’unica direzione, che è quella di agevolare l’investitore che non è abituato a fare operazioni con le criptovalute, informandolo adeguatamente su prezzi, volumi e operazioni, così da rendere più sicuro e stabile il mercato.

L’obbligo di trasparenza per le piattaforme riguarda l’informativa (come già avviene per un qualunque investimento in banca oppure online) di riferimento per l’investitore, a partire dalle norme operative, dichiarate in modo chiaro, non discriminatorio e accessibili gratuitamente.

Ci sono delle indicazioni precise e tecniche da seguire per gli operatori del settore (fornire i dati in tempo reale o al massimo entro 30 secondi dall’operazione, consentire l’accesso ai dati in forma disaggregata e via di seguito…) ma resta fondamentale l’obiettivo (e il vantaggio per l’utente) di trovare finalmente operative queste disposizioni, al fine di avere la garanzia di una piattaforma trasparente su cui muoversi.

Quali sono le novità fiscali per le criptovalute in Italia

A seguito dell’entrata in vigore di questi regolamenti, l’Italia dovrà recepire le direttive europee a livello nazionale. Lo sottolinea il Dott. Emmi:

“Dopo questi regolamenti, succederà che l’Italia probabilmente farà delle norme specifiche, disciplinando degli aspetti specifici, ma in linea di massima il percorso è tracciato, perché già ci sono tutte le informazioni che diventeranno degli standard obbligatori.”

A questo punto, sarà più semplice anche per chi si approccia per la prima volta al mondo delle criptovalute, all’investitore medio, avere la possibilità di essere maggiormente tutelato:

“La difficoltà principale, per l’investitore medio, è proprio quella di capire cosa sono e su cosa si fondano (le criptovalute), perché la percezione che si ha è di qualcosa di non sicuro, poco reale e sicuramente la sensazione che circola è quella della diffidenza.”

Infatti, questi regolamenti hanno come obiettivo proprio il superamento di questa barriera d’ingresso per chi vorrebbe iniziare a muovere i primi passi nel settore. Quale sarà l’impatto sulla fiscalità italiana, nella fattispecie sulla dichiarazione dei redditi?

L’impatto fiscale di queste regole è molto basso. Non è previsto un effetto diretto delle nuove disposizioni sulla fiscalità della materia, dal momento che non disciplinano questo aspetto.

Va da sé però che, agendo in ottica di una sempre più crescente trasparenza delle transazioni e delle cripto-attività sulle varie piattaforme autorizzate, questo le renderà più leggibili, agli occhi dell’autorità governativa, che si tratti di guadagni, plusvalenze (per cui in Italia potrebbe esserci addirittura un aumento della tassazione, più di altre forme di investimento finanziario) e dichiarazioni dei redditi, oggigiorno obbligatorie per chi detiene le criptovalute.

La maggiore facilità nel reperimento delle informazioni, da parte ad esempio dell’Agenzia delle entrate, comporterà a catena un aumento dei controlli e dei monitoraggi in automatico, come avviene già per le banche, obbligate alle segnalazioni, nel momento in cui i movimenti raggiungano la soglia prevista per le verifiche.

Se è vero che l’obbligo di dichiarazione già esiste, a partire dall’entrata in vigore dei nuovi regolamenti, senza dubbio chi non si atterrà alle disposizioni correrà un rischio nettamente superiore in riferimento a evasione e possibili frodi, perché il tutto risulterà molto più automatico.

Mercati di per sé fisiologicamente volatili, potrebbero dunque beneficiare da subito di una maggiore sicurezza e stabilità, che per consumatori e imprese sembrano dunque garantiti, visto l’accesso al grande pubblico e il conseguente aumento delle transazioni. Gli investitori potranno contare su un mercato più trasparente e tutelato e con meno rischi, ovviamente fermo restando l’utilizzo di piattaforme autorizzate.



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