Il deterioramento della fiducia degli italiani è di ampia portata e riguarda sia i consumatori che le imprese dei servizi e del settore manifatturiero. Solo le imprese del settore delle costruzioni vedono un miglioramento
Forte calo della fiducia dei consumatori
L’aspetto più sorprendente della pubblicazione odierna è il forte calo della fiducia dei consumatori italiani, che ha perso quasi quattro punti, scendendo ai livelli visti l’ultima volta nell’aprile 2024. Il calo è stato principalmente determinato dalle crescenti preoccupazioni per la situazione economica attuale e futura del Paese.
I consumatori si sono dichiarati più preoccupati per la disoccupazione futura, hanno segnalato una crescente opportunità attuale sul risparmio e un calo delle intenzioni di acquisto di beni durevoli. La crescente visibilità dei rischi legati a una possibile guerra commerciale sta probabilmente giocando un ruolo in questo senso.
La tenuta del mercato del lavoro e l’attuale recupero del potere d’acquisto – frutto di una crescita salariale decente e di un’inflazione relativamente contenuta – sono probabilmente percepiti come temporanei o quantomeno molto incerti, aumentando il rischio di un ritardo nella ripresa dei consumi privati.
Fiducia in lieve calo nel settore manifatturiero
Sul fronte delle imprese, il calo contenuto della fiducia nel settore manifatturiero la riporta al livello di dicembre 2024, dopo due mesi leggermente positivi. I dati non riservano grandi sorprese: gli ordini sono peggiorati e le scorte sono in leggero aumento.
È interessante notare che le aspettative di occupazione sono invece migliorate, forse a indicare che le imprese non sono ancora disposte a fare a meno di preziosi lavoratori “difficili da trovare” nell’attuale contesto di grande incertezza.
Anche la notevole esposizione delle esportazioni italiane al mercato statunitense sta facendo sentire il suo peso. Avevamo messo in guardia dall’enfatizzare eccessivamente il forte rimbalzo della produzione industriale di gennaio (che ha più che compensato il calo di dicembre), in quanto probabilmente dovuto alla distribuzione dei giorni lavorativi a cavallo dell’anno. Il comunicato odierno sembra avvalorare tale prudenza, indicando una stabilizzazione piuttosto che un’accelerazione in febbraio e marzo, al netto di alcuni picchi settoriali legati a un possibile limitato aumento delle importazioni statunitensi per evitare l’impatto dei probabili nuovi dazi a partire da Aprile.
…con miglioramenti solo nell’edilizia
La fiducia è migliorata solo lievemente nel settore delle costruzioni, con un comprensibile di indebolimento della fiducia nell’edilizia residenziale (coerente col venir meno dell’incentivo fiscale del superbonus e un rafforzamento della fiducia nel comparto infrastrutturale, probabile riflesso della messa a terra della degli investimenti del PNRR.
Anche le imprese dei servizi sono diventate più pessimiste
Purtroppo la fiducia si è deteriorata nel settore dei servizi, dove ha registrato in marzo il dato più basso dall’aprile 2022. In questo caso, il deterioramento è di ampia portata, con solo i trasporti e il magazzinaggio a registrare una fiducia quasi stabile. I servizi hanno recentemente agito come rete di sicurezza per la crescita del PIL nazionale; un indebolimento del settore dei servizi aumenta i rischi per la crescita italiana.
Nonostante i dati di oggi, riteniamo possibile una lieve espansione trimestrale del PIL nel primo trimestre (dopo il +0,1% trimestrale del quarto trimestre del 2024). In prospettiva, tuttavia, i rischi per la nostra previsione dello 0,7% medio nel 2025 sono ora al ribasso.
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